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    Adieu, mon amie

    E allora mi hai salutata. Con quegli occhi che un giorno credevo dolci e quelle labbra sottili e impacciate, con quella
    bocca che tante volte mi ha confessato il tuo affetto, con la mano che ho stretto nei momenti più duri e che ho
    portato al viso in quelli piu felici. Cosa significa vedere un tuo sorriso dopo che per anni è stato anche il mio ma
    che ormai oggi è solo per te? Cosa significa guardarti per la prima volta dopo che ci siamo rifiutate e sentire il cuore
    che mi sobbalza nel petto come fosse stato appena svegliato da un torpore forzato e dimenticato? Ho avuto solo il
    tempo di muovere la mia mano prima a destra, poi a sinistra un paio di volte. Piano. E vedere tutto ciò che ti ho
    descritto prima. Vedere in quella macchina, in una frazione di secondo, su una strada trafficata, nel mio adorato
    paese (che ora è diventato anche il tuo per acquisizione) un pezzo della mia identità vecchia e superata, della mia
    storia più triste e più bella, del mio amore morboso e incondizionato. Ucciso.
    Come ti stanno male quei tacchi alti e quel vestito di raso nero. Sei ridicola. Sei triste. Sei lontana. Sei
    semplicemente un'altra persona. Di certo non quella che si scandalizzava per le mie gonne troppo corte; non quella
    a cui facevo il trucco perfetto prima di uscire perchè a lei tremava la mano mente si metteva la matita; non quella
    con cui mangiavo la pizza sul letto la notte di Ferragosto; non quella delle risate interminabili al telefono; dei giri in
    macchina a cantare a squarciagola; dei concerti di Ligabue che guardavamo abbracciate con le lacrime agli occhi e
    senza più un filo di voce; dei cornetti alla Fenice dopo i pranzi dietetici; dei pomeriggi trascorsi a tentare di studiare
    storia e filosofia; della pelle d'oca e l'ansia incalzante per gli esami di maturità; della sera che dovetti salutarlo, la
    stessa sera che a te era accaduta una delle cose piu belle che potesse accederti, la stessa sera che mi stringesti
    forte nelle scale dopo aver chiuso la porta perchè singhiozzavo come una bambina e ti vidi piangere per me, con me,
    quando invece avresti dovuto ridere e gioire per ciò che ti era successo; del sostegno che non è mai mancato,
    sempre e comunque, per anni, in qualsiasi situazione; delle battute in dialetto; delle prese in giro continue a chi era
    diverso da noi, dal nostro microcosmo caldo ed eccessivamente comodo, quello che poi ti ha stancato di me e
    staccato da me; delle giornate in giro per negozi  che finivano sempre con un gelato o un panzerotto o chili di sensi
    di colpa; delle promesse troppo grandi. La promessa troppo grande era una; me l'hai fatta sul ponte di pietra in un
    pomeriggio di quella maledetta estate. Non so se dare la colpa a te, ad un uomo, a due, a me o a Dio, se tutto è
    stato schifosamente distrutto. Magari c'è una compartecipazione. Ma sai cosa?? Voglio gettare tutto addosso a te.
    Sei stata tu ad abbandonarmi nel microcosmo, in quel momento di disperazione totale di cui, chiaramente, eri a
    conoscenza, mollando la presa lentamente, come nelle più atroci torture, mentre invano ti inseguivo e cercavo di
    riprenderti la mano, di mettere la mia nella tua, come era sempre stato, alla ricerca di quell'assurda protezione di cui non potevo
    fare a meno. E invece no. Potevo farne a meno e così è stato. E' andata. E' finita. Ma dal
    microcosmo ci sono uscita anche io, sai? Ormai da tempo. Col cazzo che mi lasciavi sola lì dentro sopraffatta dai
    miei dolori, con il capo tra le ginocchia. Testa alta, fin troppo, orgloglio, fierezza, senso di superiorità, desiderio di
    conquistare l'inarrivabile. A questo mi ha portato l'averti persa.
    E allora perchè adesso che sto ascoltando Ligabue piango, mentre riporto su questa pagina di Word qualche
    traccia nostalgica delle nostre vite? Che cos'era quell'emozione improvvisa quando mi hai salutato dopo così tanto
    tempo? Semplice... Ti ho voluto bene. E te ne ho voluto tanto.  Però non sono più quella Manu che conoscevi tu.
    Allora tutto ciò che è successo ieri, in quel lembo di strada, in quell'attimo eterno della mattina di Natale, io lo
    prendo, con tanta dolcezza, e lo rinchiudo. Inutile lasciarlo   vagare per la mente, per il cuore in cerca di una
    'sistemazione', di una spiegazione, di un motivo, di una ragione, di un seguito. E' accaduto. Sono stata felice. Ma
    ora basta. E' stato solo lì e in quel momento. E sono crollati tutti i rancori. Non posso pretendere altro da me e te,
    due mondi troppo distanti, diversi e non più compatibili, due vite agli antipodi, due storie imparagonabili. Sarebbe
    stupido se adesso cercassi di ricucire lo squarcio, se ti volessi parlare, toccare, stringere. E' stato già fatto tutto il
    fattibile ieri. E il fattibile era un sorriso, era la pace. E la pace mia e tua non comporta che le nostre mani si scaldino
    ancora l'una nell'altra. La pace mia e tua è il silenzio dello sguardo che ci siamo scambiate, dei ricordi che mai
    rimuoveremo, di un'età in cui abbiamo mischiato "la pelle le anime e le ossa ed adesso che tutto è finito, ognuno ha
    ripreso le sue". La pace è arrivata. II giorno di Natale. Ora posso dirti davvero Addio. Senza più risentimento nè
    voglia di vendetta. Sono sicura che anche tu, oggi, potrai conservare solo il meglio di ciò che siamo state. Un
    giorno mi dirai "com'è andata, com'è stato il viaggio di una vita senza me; io spero solo tutto bene, tutto come
    progettavamo noi da piccole... Stai bene lì con te, stai bene lì con...te!" 
    Il cerchio si è chiuso, amica mia. Nei tuoi occhi rivolti verso i miei ieri, ho finalmente trovato un senso. E il senso mio
    e tuo è solo la consapevolezza di una fine, che viene dolce e serena come la morte dopo una straziante agonia.  
    Ti ho amata.