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    Roma, Babel, l'amore

    E' arrivato il momento del congedo. Finalmente, riparto alla volta della mia amata città. L'umore non è al massimo...Ma solo perchè prima di inaugurare un lungo ed intenso periodo di frivolezze ( con la mia degna commarella Renata ), devo fare un esame. L'ultimo di questa sessione. Qualsiasi sia il risultato a me andrà bene comunque...Perchè sono davvero distrutta e completamente senza forze. E poi...Io ho studiato benissimo, quindi, la mia coscienza è tranquilla.
    Per salutare il mio soggiorno a casa oggi ho rivisto "Babel". Non pensavo potesse suscitarmi lo stesso effetto che mi ha fatto al cinema. Eppure piangevo come una bambina davanti a certe atrocità che forse noi non possiamo neanche lontanamente immaginare. Un'adolescente sordomuta che cerca disperatamente l'amore di qualcuno in un mondo 'diverso'. Il suo corpo inviolato, nudo, spigoloso, di fronte agli occhi di un uomo che non può amarla. Le dice che non si può, che è solo una ragazzina. Lei non può dirgli niente. Non può. Abbassa la fronte, appoggia il capo sul suo petto e piange, stretta da un paio di braccia forti, quelle che probabilmente non l'hanno mai difesa, quelle che ricerca senza tregua. Cosa si può provare ad essere diversi? Diversi e soli? Possibile che tutto si fondi sull'amore? Possibile che una forza tanto grande e benevola sia anche capace di ditruggere spietatamente chi ne è privo? L'amore...L'unico filo che tiene unita la gente, sottile e delicato, robusto quanto basta per mantenere in piedi l'umanità intera. Ma se si spezza... L'equilibrio crolla. La fune cede. Il vuoto ti abbraccia. Senza l'amore sei disarmato. Le lacrime della ragazza giapponese bagnano l'arida terra abitata dai personaggi marocchini che cercano di scampare la morte nella scena seguente. Il fratello maggiore viene sparato. Muore. Il padre cerca di soccorrerlo. Inutilmente. Il più piccolo...Il più piccolo si alza in piedi. Non vuole più nascondersi. Alza le mani e va incontro ai poliziotti. Con le braccia alzate si incammina verso la sua fine, guardando il viso spento del fratello e il dolore neglio occhi del padre. "Sono io che ho sparato all'americana, prendete me, ma salvate mio fratello". Avrà avuto diec'anni, o forse dodici. E il senso della vita, dell'amore, della colpa sprigionati in un gesto di tale portata. L'innocenza, la dolcezza, la voglia di continuare ad amare. Rapido flashback. I due fratelli corrono lungo una discesa, rinfrescati dal vento. Libertà, felicità, famiglia, amore. Tutto brutalmente distrutto. Ho provato a sentire il loro patimento e la forza del bimbo. E' più facile  soffrire che avere coraggio. La pena era anche la mia. Quella di un padre che ha perso un figlio e quella di un fratello che per difendere il sangue del suo sangue apre le braccia alla morte. Basta l'amore per essere impavidi? I miei passi seguivano ai suoi...lenti, stanchi, in cerca di riposo. Hai perso tuo fratello. Io ho perso la volontà per frenare il mio pianto. Ti seguo al patibolo. Sento la gioia dei tuoi ricordi. Freschi come il vento contro cui correvi.
    E' per questo che voglio diventare una regista. Il mio mondo, il mio spirito, l'impero della mia mente, sullo schermo. Al di là, gli spettatori, il mio pubblico che senza invadenza mi penetra. E vive con me. In quei frangenti, in quei luoghi, con quelle parole, le mie. E non è vero che tutto è finzione. Sento di dover contraddire il maestro Lynch. Non è tutto finto. Se quelle storie non saranno mai accadute in qualche sperduto luogo del pianeta, in un posto è sicuro che sono state covate: nel mio cuore. Vivrai con me, caro spettatore, vivrai ciò che adesso mi scoppia dentro e che un giorno l'arte mi aiuterà ad ordinare sulle immagini di una pellicola.
    Seguimi. Dove va il mio sguardo, lì andrà il tuo. Ciò che indica la mia mano, ti volterai a guardarlo. Il segreto che ti ho rivelato, lo custodirai.
    E aspetterò le tue lacrime. Ma se non le vedrò, io potrò dire di aver fallito.

    Did I say that...

    And so it is... Di nuovo The bolwer's doughter. I can't take my eyes... Ora la sento e sono fredda, gelida. Rimango così. Ma è successo qualcosa in questi anni? Ma ero io quella? Cos'è accaduto in tutto questo tempo? Qualcuno mi ha voltato le spalle? Qualcuno mi ha rinnegata? Un'amica, due amiche...  Cosa sto aspettando dal 2 di Ottobre? E qualcuno mi ha
    mai fatto una promessa? Cosa mi è successo quest'estate? Ero proprio io? "Tra le fronde e la terra...tre te e me"... L'ho letto qui sul blog. Ho detto che il mio irreparabile destino dipendeva
    dalla volontà di qualcuno. Che cosa frivola e assurda! Chi ha difeso tutto questo? Con le unghie e con i denti? Con le lacrime e la rabbia? Con la speranza attinta chissaddove? Ero
    davvero io a farlo? Sanguina forse qualche ferita? Di chi è la colpa? E Roma? C'ho vissuto ultimamente? Roma mia...bella Roma. Perchè tutto quello strazio? Mia dolcissima fonte di
    vita...Ascoltavi ciò che ti ho confidavo mentre, sola, passeggiavo per le tue strade piene di gente? Mi sentivo in pace. Trovai la mia ricercata solitudine per i viottoli della città vecchia. Su
    una pietra vicino la Fontana di Trevi. Centinaia di persone sorridenti voltavano le spalle a quell'imponente scultura e gettavano nell'acqua una monetina. Quanti desideri irrealizzati
    depositati in quel fondo? Quanti entusiasmi smorzati, speranze affievolite? Ma quanti amori risorti, quanti sbocciati? Quanti sorrisi tornati, abbracci voluti? Wow...Troppo...E la mia
    monetina? Non l'ho mai buttata giù. ( Ma nella luce delle stelle d'estate ho riposto i miei tormenti ).
    Che atmosfera sublime mi regalava la mia città in quel momento. Un ragazzo...Uno sconosciuto si avvicinò e mi disse: "quanto sei bella". Non l'accettai. Vivevo un intimo misticismo;
    l'esperienza di ascoltare il mio spirito e per la prima volta sentire del suo canto anche le note più lontane...La meraviglia di guardarmi dentro, così dentro da diventare cieca e credere quasi di non conoscermi affatto...Intorno a me tutto era semplicemente un contorno muto. Un pianoforte in sordina. Un'immagine in silenzio. Intorno a me, una millesima parte del mondo. Ma non era mia.
    Forse, Roma, non mi ascoltavi. Non mi hai mai ascoltata. 

    Tu más profunda piel

    QUESTO E' UN OMAGGIO ALL'ARTE DEL BACIO E ALLA SUA INCONTENIBILE BELLEZZA. CHE DIRE...DIVINO!

    Toco tu boca, con un dedo todo el borde de tu boca, voy dibujándola como si saliera de mi mano, como si por primera vez tu boca se entreabriera, y me basta cerrar los ojos para deshacerlo todo y recomenzar, hago nacer cada vez la boca que deseo, la boca que mi mano elige y te dibuja en la cara, una boca elegida entre todas, con soberana libertad elegida por mí para dibujarla con mi mano en tu cara, y que por un azar que no busco comprender coincide exactamente con tu boca que sonríe por debajo de la que mi mano te dibuja.
        Me miras, de cerca me miras, cada vez más de cerca y entonces jugamos al cíclope, nos miramos cada vez más cerca y los ojos se agrandan, se acercan entre sí, se superponen y los cíclopes se miran, respirando confundidos, las bocas se encuentran y luchan tibiamente, mordiéndose con los labios, apoyando apenas la lengua en los dientes, jugando en sus recintos, donde un aire pesado va y viene con un perfume viejo y un silencio. Entonces mis manos buscan hundirse en tu pelo, acariciar lentamente la profundidad de tu pelo mientras nos besamos como si tuviéramos la boca llena de flores o de peces, de movimientos vivos, de fragancia oscura. Y si nos mordemos el dolor es dulce, y si nos ahogamos en un breve y terrible absorber simultáneo del aliento, esa instantánea muerte es bella. Y hay una sola saliva y un solo sabor a fruta madura, y yo te siento temblar contra mí como una luna en el agua.