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    Bibo no Aozora-Endless Flight

    Tin tin tin tin tin tin…

    Quel suono che solo delle mani docili ed esperte sono in grado di riprodurre. Sulle corde ordinate e sfuggenti. Le dita arpeggiano velocemente; il suono stridulo del mi cantino e un motivo dilaniante che sopra di esso si snoda. Il legno accoglie caldo quelle note perfette e si stagliano su un immaginario pentagramma scritto chissà dove.

    Tan tan tan tan tan tan…

    E ancora lo stesso arpeggio e lo stesso mi cantino e le stesse tre corde infinite volte percosse con l’indice, il medio e l’anulare. 

    Tin tin tin…

    E sulla tastiera i polpastrelli rigidi cercano ognuno il proprio spazio, in fretta, senza che il suono ne risenta. Veloce. Cambia l’accordo. Le ossa plastiche permettono un movimento leggiadro e schietto che riga dritto all’orecchio e al cuore.

    Tin tin tin tan tan tan…

    E’ la musica di una chitarra. Che forse poteva essere la mia. Ma mi accontento di immaginare ciò che in potenza avrei saputo e potuto fare con il mio strumento tra le braccia, un leggio, un poggiapiedi, le mie dita, la mia passione e quella che un giorno abbastanza lontano, un certo maestro diceva fosse ‘la mia bravura’.

    Ho tutto ancora conservato.

    Tin tin tin tin tin tin…

    Forse anche io riuscirò a fare Endless flight con la stessa maestria.

    Voglio solo tornare ad avere 16 anni ed evitare di commettere quell’errore che mai mi perdonerò e che ogni tanto fa sentire la sua repressione.  E quando prova a venir  fuori quell’amore strozzato, io lo soffoco ancora. Ma certe musiche lo lasciano libero di riemergere per qualche istante, prima che il mio senso di colpa e di fallimento  non lo schiaccino di nuovo nel più profondo dimenticatoio.

    E questi in cui scrivo, sono proprio quegli istanti. Non sto riuscendo a sopprimere il pianto del più grande amore che ho invano rinunciato ad amare.